Riepilogo del finale di stagione di “Them: The Scare”: un affare di famiglia

Non è che mi dispiaccia il lieto fine, è che non mi fido. Non negli spettacoli horror, comunque, e certamente non in uno spettacolo horror del genere Loro. Questa è una serie che ha concluso la sua prima stagione interpretando “To Be Young, Gifted and Black” di Nina Simone dopo essersi conclusa con un’inquadratura di una famiglia innocente che emerge dalla loro casa infestata circondata dalle fiamme e dagli sguardi dei loro orribili vicini bianchi.
Ciò non significa che le vite di Dawn Reed, di suo figlio Kel e del bravo padre di Kel, Corey, Avere essere di merda per sempre – nemmeno ora che sappiamo che Dawn è la figlia di Ruby Lee Emory (Shahadi Wright Joseph), la figlia maggiore della famiglia Emory della prima stagione. Esiste presumibilmente una versione di questa storia che termina con Dawn e la sua famiglia vivi e intatti, se abbastanza scossi da evitare di dare l’impressione che si siano semplicemente ripresi da tutta questa follia, okay – il Poltergeist finendo, il esorcista fine, quel genere di cose. Il colore della pelle di Dawn e della sua famiglia no automaticamente accidenti a loro, in altre parole.

Ma uno spettacolo esplicitamente formulato per scavare l’orrore immaginario dal razzismo americano anti-nero non immaginario, di cui non c’è carenza, ti mentirebbe se dicesse che tutto è bene quel che finisce bene. Quindi la vista e il suono orribili dell’odioso Tap Dance Man (Jeremiah Birkett), che deve fare da menestrello ciò che i Cenobiti sono per il BDSM, avvicinandosi a un’inorridita Dawn alla fine dell’episodio ha un terribile senso solo per questo motivo.
Funziona anche in altri modi. Per prima cosa, la natura dell’entità “Raggedy Edmund” – il motivo per cui ha scelto quella particolare forma nel raggiungere Edmund prima di impiegare la rabbia e il risentimento di Edmund per fornirgli obiettivi – ha richiamato alla mente l’uso dell’iconografia razzista da parte dello spirito vendicativo nel primo stagione, così come la sua propensione a prendere di mira le nevrosi e le ansie infantili. Stabilire una solida connessione nella storia al di là di una sovrapposizione in ciò a cui il creatore Little Marvin era interessato di stagione in stagione sembra ragionevole.
È anche un modo inaspettatamente drammatico di mettere in atto la collaudata tecnica televisiva antologica di svelare collegamenti nascosti o meno tra le diverse stagioni. Noah Hawley Fargo è il re di questo genere di cose, sia in termini grandi (il personaggio principale della seconda stagione è il padre del personaggio principale della prima stagione) che piccoli (un sicario della mafia che gioca un ruolo importante nella seconda stagione risulta essere stato interpretando un ruolo minore segreto, inizialmente irriconoscibile, in un’altra stagione).
La rivelazione suona vera LoroLa sua preoccupazione per un venerabile tema horror: il potere ricorrente del male. Questa roba è stata per lungo tempo il patrimonio di Stephen King e, a differenza di molti dei suoi antenati, si è fatto le ossa localizzando questa tendenza non nelle linee di sangue contaminate o maledette, ma in luoghi infestati, da un hotel in Il brillante a intere città di ‘Salem’s Lot, Essoe i romanzi di Castle Rock. Anche l’idea che il secolare razzista satanico che tormenta gli Emory e gli altri nuovi arrivati neri a Compton nella prima stagione rimanga nei paraggi per tormentare i loro nipoti e pronipoti decenni dopo, come un Randall Flagg ancora più razzista, è solida. come deprimentemente persuasivo.
Il che porta alla ragione finale: il ritorno di Da Tap Dance Man e del Patto la trama sembra desolante proprio qui. Entro la fine dell’episodio – diretto da X/Perla l’autore Ti West, di ritorno dalla prima stagione: Dawn ha liberato lo spirito di suo fratello da quello dell’entità. Ha ucciso la sua nemesi, il detective McKinney, per legittima difesa, come testimoniato oculare dal detective Diaz, che l’ha tradita solo per ripensarci quando ha avuto un’idea del tipo di poliziotto che McKinney era in realtà.

Ha costretto le forze dell’ordine a scagionarla da tutte le accuse con la sua registrazione degli ultimi minuti di vita di McKinney, quasi comicamente razzisti e incriminanti; il luogo in cui il tenente Schiff, milquetoast, soffoca dalla consapevolezza di quanto avesse sbagliato a appendere questa donna all’asciutto, e di quanta poca difesa abbia quando lei gli spara pugnali con i suoi occhi incredibili, è particolarmente soddisfacente. McKinney si prende anche la colpa postuma di tutti gli omicidi commessi dall’uomo dai capelli rossi, il che è ancora più soddisfacente.
Ora che ha finito quel lavoro schifoso, Dawn vede di nuovo regolarmente la sua ex, con grande gioia del suo figlio incredibilmente figo Kel, la cui maglietta Fishbone mi avrebbe fatto desiderare davvero di essere sua amica una volta. A un livello più profondo, è finalmente riuscita a fare i conti con tutta la verità. Ricorda il tempo trascorso a casa Mott, dove in un flashback davvero straziante vediamo Dawn adulta e il suo gemello Edmund correre e nascondersi dalla loro furiosa madre adottiva, che tiene Dawn chiusa letteralmente in una scatola per essersi comportata male. Molti dei dettagli che ha registrato sulla scena del crimine si sono rivelati errati perché erano ricordi piuttosto che osservazioni reali; ora li ha reintegrati in se stessa.
(Noterò qui che Deborah Ayorinde ha offerto una delle mie performance preferite dell’anno, in mezzo a una concorrenza già molto dura. La gamma dinamica di intensità emotiva che riesce a trasmettere con il modo in cui tiene gli occhi, il naso, la bocca da sola è sorprendente, tanto più per quanto semplice lo faccia sembrare, in un batter d’occhio può essere una madre spinta a una rabbia spericolata, una sopravvissuta agli abusi che vede svolgersi la vera storia della sua giovane vita, un doppelgänger che incarna solo lei. qualità peggiori, un personaggio di un film horror che guarda una creatura malevola avvicinarsi lentamente.)
Ma ecco il punto. Lo spavento è ambientato nel 1991, dopo il pestaggio di Rodney King ma prima della fine della scuola per l’estate. Il suo epilogo avviene sei mesi dopo. Considerando l’importanza dell’assalto al re, mi chiedevo se le rivolte che seguirono l’assoluzione degli aggressori della polizia avrebbero avuto un ruolo nella storia. Ma quell’errore giudiziario e le dozzine di morti che ne seguirono sono solo pochi mesi nel futuro dei personaggi, quando quella creatura ripugnante arriva strisciando su per le scale. Dawn potrà anche essere fuggita dalla polizia di Los Angeles, ma non può sfuggire al mondo che loro hanno contribuito a creare. Quel particolare inferno è sempre lì, in attesa di essere scatenato.

Sean T.Collins (@theseantcollins) scrive di TV perRolling Stone,Avvoltoio,Il New York TimesEovunque lo avrà, Veramente. Lui e la sua famiglia vivono a Long Island.